Il pennello è un’onda che ritorna, mangia i confini del disegno, corrode le forme molli dei corpi. Sopra la tela vanno a specchiarsi creature subacquee, di gelatine azzurre che si sciolgono, nei gorghi insidiosi, nei mulinelli d’acqua.

Le labbra si sfrangiano attraverso la luce che filtra nel
fondo e che le scuote col suo ricordo di vento, mentre le ombre misteriose dei fondali velano di scuro le pieghe della pelle.


Altrove, qualcuno sta lanciando dal canto di uno scoglio, il destino perduto dei viaggiatori.

Sabrina Foschini

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