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Il colore che guadagna la superficie conserva la memoria di tutti gli altri, delle numerose tinte sacrificate in una spietata stratificazione.
Come una montagna dove un campo si č sommato all’altro a
creare la cima, la tela finita riverbera dell’eco dei
toni sepolti e cancellati all’ultima pennellata, dall’estremo
mondo.
La pittura rimane piatta, con un intreccio di fili e trame da tappeto magico, ma č
come se riverberasse del raggio di campiture interne,
di limiti sconvolti nel perimetro, di luci che
premono dalla loro ombra, sulla ribalta illuminata.
Sabrina Foschini
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